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18.01.2021, Milano

Onlus “Le Suore della Mensa”: IL CIBO COME DIRITTO ALLA VITA

Nel cuore di Città Studi, famoso quartiere universitario di Milano, Foodmò ha incontrato la realtà delle Suore della Mensa. Una Onlus che si occupa di fornire servizi assistenziali per quella fascia di reddito che non può permettersi di avere un pasto, una doccia e un supporto psicologico in un momento di necessità come quello della pandemia.

In occasione di una donazione, Foodmò ha voluto conoscere chi si occupa in prima persona di questi servizi: Suor Silvana e Suor Carmela, le responsabili, ci hanno accolti per raccontarci la loro “missione”. 


La storia della mensa comincia nel 1911, quando un gruppo di Suore Francescane Missionarie di Maria si stabilisce a Milano. Durante la II guerra mondiale, però, il convento che le accoglie viene raso al suolo da un bombardamento: le suore si spostano in quella che rimarrà la loro sede attuale. Donne di grande volontà, allestiscono subito una scuola femminile che comprende servizi dall’asilo alle scuole superiori -le famose “segretarie d’azienda”. Ben presto questo luogo diventa luogo di aggregazione per i giovani del quartiere, con i corsi di taglio, cucito e ricamo destinati alle ragazze e un oratorio in cui ritrovarsi.


La “missione” è finora educativa, ma un’altra urgenza richiama fin da subito l’attenzione nel quartiere: il tasso di povertà sempre crescente. Per rispondervi, le suore si adoperano per fornire un servizio mensa: inizialmente cucinano e servono pasti con i pochi mezzi a disposizione, riuscendo a soddisfare una cinquantina di persone.
 

Nella seconda metà degli anni 80, le cose cambiano molto, poiché il flusso migratorio che vede prevalentemente persone del sud giungere nell’Italia settentrionale comincia ad interessare arrivi da altre nazioni. E’ allora che iniziano i lavori di ristrutturazione del centro in vista di un progetto più ampio, che nel 1996 verrà inaugurato come “Le Suore della Mensa”.
 

Presso il Centro, oltre alla mensa nascono servizi complementari come le docce, un centro di ascolto, una scuola di italiano per stranieri –anche questi, bisogni che a ragione del momento storico si fanno sempre più evidenti.
 

“All’inizio il servizio più grande era la mensa -servivamo migliaia di pasti al giorno. Negli anni l’affluenza si è ridotta col nascere di altre mense, ma l’anno scorso con la pandemia c’è stata una risalita forte dei numeri. Ora per fortuna il flusso si sta calmando.” Spiega suor Silvana, ma a causa del covid tutti i servizi sono messi a dura prova. A rimanere attivi sono le docce e la mensa d’asporto.
Oltre alle restrizioni dovute all'emergenza, uno dei fattori compromettenti è la mancanza di volontari. Si, perchè la mensa è fatta soprattutto dai loro:  sono circa 230 persone a prestare servizio, una vera comunità. Si tratta di persone che condividono lo spirito francescano spiritualmente e come lavoro, rappresentano il braccio operativo del centro.  Attualmente, sono stati dimezzati per vari motivi. Tanti, per precauzione preferiscono stare a casa. 

 

Il problema della sensibilità dei servizi è legato anche a un bisogno di tipo sociale per la fascia più povera: molti, non sapendo dove dormire né dove sostare durante il giorno a causa delle chiusure dei luoghi pubblici, si ritrovano a dormire in strada. Sono tutte richieste che al momento rimangono senza risposta.

 

Ciò nonostante, con impegno la mensa continua a restare operativa. Ma come funziona l’approvvigionamento?
Una parte del cibo, per di più a lunga conservazione (come pasta, sugo..) viene redistribuita dal banco alimentare che riceve risorse dai fondi europei. Un’altra importante parte viene invece fornita dai privati in modi diversi: troviamo aziende alimentari che offrono la loro merce come anche singoli che forniscono settimanalmente alcuni prodotti.
La generosità non manca, affermano le sorelle, e di questo sono felici.


Suor Carmela spiega che l’organizzazione iniziale prevedeva cibi freddi, ma col tempo la Onlus si è organizzata per dare un piatto caldo. “Se dobbiamo dare cibo da asporto, almeno che sia caldo e confortante” dice la suora e, riferendosi alla situazione attuale: “Facciamo il possibile nella situazione esistente. Ci teniamo a dare un pasto che non sia ‘arrangiato’: c’è un menù settimanale dal primo alla frutta, si cerca di dare un pranzo che sia confortevole e caldo perché non potendo accogliere le persone all’interno della struttura tentiamo almeno di farle mangiare bene. La mensa non è un servizio per ‘rattoppare’ ma un bene effettivo e sostitutivo, che possa dare la sensazione di un pasto consumato in casa propria.”

 

Inoltre la mensa riserva un’attenzione particolare anche a chi ha esigenze alimentari diverse. C’è sempre un sacchetto alternativo per chi non può o non vuole mangiare alcuni alimenti. Ad esempio, nel caso dei musulmani che non mangiano carne suina provvediamo a fornire un menù adeguato, e nel periodo del ramadam (quando si mangia solo di sera) diamo un pasto che possa essere consumato nel giro di qualche ora.

 

La mensa è quindi una realtà multiculturale: quali sono i volti delle persone che si rivolgono a questi servizi?
Nell’insieme gli stranieri sono la maggior parte, ma c’è anche un buon numero di italiani, circa il 20%. Tra questi, anziani che hanno difficoltà a vivere con la pensione sociale, molti disoccupati, spesso anche padri separati che hanno perso alloggio e lavoro, ma sicuramente la fetta più grande di utenza riguarda persone di altre nazionalità. Anche per loro, le cose sono molto cambiate negli anni. Suor Silvana ci racconta le sue impressioni al riguardo:
“Un tempo, verso la fine degli anni ‘90, era più facile venire qui trovare e lavoro. Si veniva a cercare fortuna, per mantenere la famiglia lontana e poi rientrare. Ad oggi chi arriva qui fugge dalla fame, dalla guerra. Gli ospiti stranieri sono molti, tanti di loro costretti a vivere in strada. Una differenza forte è che allora avevano ancora la speranza negli occhi, mentre adesso trovare lavoro è diventato così difficile che dopo un anno di ricerca si deprimono, si lasciano andare e non cercano neanche più. Tutti i nostri ospiti hanno una tessera che fanno al primo accesso in mensa: a volte colpisce vedere la foto di quando erano appena arrivati e confrontarla con il presente. All’inizio sono ordinati, puliti, ma nel giro di qualche anno non si riconoscono più.”
“Purtroppo queste persone sono invisibili”, dice suor Carmela. “Muoiono, si ammalano, nessuno se ne accorge. Noi nel nostro piccolo cerchiamo di fare il possibile, anche se non è mai abbastanza.”

 

Così, la Mensa delle Suore diventa un luogo in cui “mangiare” perde le fattezze di lusso e assume il suo ruolo essenziale: quello di diritto alla vita.

Per dirlo con le parole di suor Sivana e Carmela: L’idea è che chi viene possa trovare ciò di cui ha bisogno. Mettersi in coda per il pranzo può essere pesante e umiliante, ma mettendosi nei panni dell’altro si comprende bene quali sono i bisogni e quanto è importante viverli con dignità. Cerchiamo di dare attenzione alla persona, perché ognuno ha le proprie esigenze, sogni, desideri.. e accontentare tutti, ognuno nella propria fede, è importante. Il principio seguito è “trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi”. Non è niente di più di ciò che insegna il vangelo.
 

 


Per contatti e donazioni: https://www.lesuoredellamensa.net/chi-siamo

 

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